Prima di parlare di combattimento vero e proprio o combattimento libero è opportuno chiarire che l'allievo principiante si deve sottoporre ad una prima fase di allenamento necessaria ad acquisire un corretto assetto posturale ed equilibrio dinamico. Successivamente si passa ad una seconda fase detta combattimento prestabilito o combattimento a schemi senza i quali difficilmente si diventa validi combattenti.
Dopo che l'allievo ha acquisito un certo numero di schemi si arriva al combattimento libero, che pur non essendo l'obiettivo ultimo del Tae Kwon Do è sicuramente il metodo più sicuro per saggiare l'abilità dell'atleta, costituendo un campo infinito di messa in pratica delle tecniche apprese.
Attualmente il combattimento è molto diverso da com'era vent'anni fa; le tecniche hanno subito una profonda evoluzione e gli allenamenti vengono studiati sempre più minuziosamente.
Grazie ai nuovi step (passi) il combattimento ha acquisito maggior dinamismo e spettacolarità. I combattenti sono così sempre più rapidi e vigorosi, dal momento che sono stati fatti molti progressi anche in quanto a velocità e potenza.
E' d'altra parte vero che, proprio per questa evoluzione, l'allenamento richiede una volontà e una costanza sempre maggiore.
Se si desidera ottenere tecniche di combattimento sempre più perfezionate bisogna naturalmente esercitarsi molto, affinché le mosse si susseguano in modo istintivo.
Questo e' in effetti un lavoro duro e faticoso, che deve però essere in ogni caso eseguito, altrimenti il corpo non risponde adeguatamente agli ordini emessi dal cervello. Se ci si è esercitati negli attacchi, nelle difese e negli step è necessario imparare a metterli in pratica e provarne l'efficacia, cercando al tempo stesso di commettere il minor numero di errori possibile.Inizialmente il fattore basilare per il principiante è forse quello di non perdere mai di vista l'avversario, poiché' anche la minima distrazione potrebbe risultare molto pericolosa, comportando addirittura la perdita della possibilità di ritrovare la sequenza delle mosse.Il principiante dovrà inoltre abituarsi a non chiudere gli occhi quando riceve i colpi, anche se e' un gesto istintivo che richiede molto tempo per essere corretto.
In questo modo si impara ad osservare l'avversario e, attraverso un continuo allenamento, a prevenire le sue mosse.
Una volta assimilata questa tecnica ci si dovrà abituare a non perdere le occasioni giuste, ossia a osservare, prevedere e agire al momento opportuno. Quando si perde l'occasione giusta non rispondendo tempestivamente, è molto difficile che si ripresenti in seguito un'altra opportunità simile.
Se consideriamo importante non lasciarsi sfuggire le occasioni, ancor più determinante dev'essere considerato il fatto di creare le occasioni stesse: questo significa che non si può aspettare il proprio turno dipendendo dall'avversario.
Per creare tali opportunità bisogna individuare i punti deboli dell'altro. Sebbene tutte queste indicazioni sembrino molto tecniche, si tratta delle abitudini necessarie a crearsi una buona base fin dall'inizio.